“Un disco volante non può atterrare a Lucca”

I ferri del mestiere Book Cover I ferri del mestiere
Fruttero & Lucentini
Einaudi
2014

 

Questo scritto è uscito sul blog di Belleville – La Scuola, che ringraziamo.

 

Il 5 aprile il Laboratorio Formentini ha inaugurato un ciclo di otto incontri intitolato “L’invenzione editoriale”. A condurre era Mariarosa Bricchi, che ha dato ragione in apertura del progetto nascosto dietro al titolo singolare. Ci sono editori che i libri li hanno inventati. Ci sono editori che hanno due cataloghi, quello dei libri che hanno fatto e quello dei libri che non hanno fatto. Ci sono editori che hanno ricevuto in proposta un libro e da questo ne hanno tirato fuori tutto un altro, di libro. Queste sono le invenzioni editoriali cui si vuole fare riferimento, storie di editori (o editor, come si è scoperto di lì a poco) capaci di giocare con le pagine e con la fantasia, scrivendo nel frattempo la storia dell’editoria.

Ho scritto “scoperto” perché curiosamente la scelta è stata di non rivelare in anticipo l’oggetto di ogni conversazione, il libro al centro di ciascun incontro. Difficile immaginare un esordio migliore. Protagonisti della prima serata, denominata “Libri latenti”, due penne cui sarà sempre impossibile resistere: Fruttero e Lucentini, per l’occasione con I ferri del mestiere – Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti. Ospite chi il libro l’ha, incidentalmente o forse no, inventato, Domenico Scarpa.

Il manuale è stato definito un libro semipostumo: nel 2002 il progetto c’era già, ma Lucentini non più. L’idea nasce fuori dagli archivi, raccogliendo anno dopo anno pagine che le due menti torinesi non si ricordavano nemmeno di aver scritto. Scarpa riflette sul lungo lavoro di editor, quell’indispensabile e lunga ricerca accompagnata da una forte visione progettuale e, indiscutibilmente, da un certo intuito. Gli interventi di Fruttero sulla struttura del volume sono stati pochi ma imprescindibili. L’intuizione del titolo – che da principio doveva essere il lungo sottotitolo – esemplifica bene quella capacità di sintesi ed espressione che ritroviamo anche nella scelta di “Mercato, mercanti” per il capitolo dedicato all’editoria, e nelle introduzioni ai capitoli, sempre scritte da lui, lunghe mai più di mezza pagina e corredate di una splendida pungente autoironia.

Ma presto si finisce a parlare dei due. Editor, autori e non ultimo uomini. “Si capivano in una frazione di gesto, e dell’editoria sapevano tutto”, ricorda Scarpa. Il lavoro di editor è il primo che hanno conosciuto, Fruttero da Einaudi, Lucentini in Francia; dagli anni ’50 alla loro vecchiaia si sono occupati di questo. Il primo traduce ed edita Beckett, il secondo fa lo stesso con Borges. E vale la pena forse di ricordare che Lucentini traduceva da dieci lingue. Alla domanda “come fanno a scrivere a quattro mani” andava forse sostituita “come fanno a fare gli editor in due”, eppure la risposta è sconcertante. L’aneddoto è di quelli che emozionano, in modo straordinario. Davanti all’allestimento dell’antologia fantascientifica Le meraviglie del possibile ci sono due volumi di mille racconti da leggere e passare al vaglio. Ciascuno legge separatamente un tomo e ne sceglie venticinque. Se li scambiano e ripetono l’operazione. I titoli scelti da entrambi risultano quarantaquattro su cinquanta. Editor in due, quindi, ma anche lettori in due, con un risultato impareggiabile.

“Un disco volante non può atterrare a Lucca” l’hanno detto loro. Cercavano di dissuadere i talenti italiani dall’ambientare storie fantascientifiche nel nostro paese. Ma Scarpa ha ragione quando afferma che nel ’72 un giallo di cinquecento pagine ambientato a Torino è proprio questo, La donna della domenica è il disco volante atterrato nelle case degli italiani quando sembrava impossibile. Scarpa ci svela che esiste un incipit incompiuto, non sufficiente a diventare libro latente, intitolato Il ritorno di Santamaria. Con l’ironia che li governava lo hanno inserito nel volume Incipit del 1993, accanto ad altri 756 inizi, tra i quali troviamo tutti quelli dei libri da loro scritti e, soprattutto, non ancora scritti. E sono questi, di certo, che ci mancheranno di più.

In attesa del prossimo incontro al Laboratorio Formentini – il 5 maggio con “Il libro che visse due volte” – ci immergiamo ancora una volta nelle pagine dei due mastri, che sia per apprenderne i ferri del mestiere, riconoscere una Torino sempre attuale, o scoprire i presenti e futuri possibili.