El viejo y el río

L’inondazione Book Cover L’inondazione
Adrián Bravi
Nottetempo
2015
cartaceo, brossura
184

Ilario Morales, un uomo sulla settantina “basco di nascita ma entrerriano d’adozione”, vive nella soffitta della sua casa, inondata al piano terra dal fiume che attraversa il paesino argentino di Río Sauce. Mentre i vicini traslocano, lui rimane lì, perché così ha voluto il fiume, dice, e quindi non c’è motivo di andarsene. Questo racconta il primo paragrafo de L’inondazione, romanzo di Adrián Bravi pubblicato dall’editore Nottetempo l’anno scorso. Ho scoperto questo libro grazie a un articolo di Marino Magliani pubblicato su Minima&moralia in dicembre. Si intitolava curiosamente “La letteratura del no”, ed effettivamente Morales dice no.

Se ho letto il libro in un lampo – oltre a essere breve è piacevolmente scorrevole –, con non altrettanta rapidità sono riuscita a scriverne. L’inondazione racconta una storia piuttosto essenziale: racconta le giornate di Morales, trascorse navigando con la sua barchetta nel paesino abbandonato, tra una visita alla moglie al cimitero e una ginebra bevuta al bar del paese accanto. I dialoghi con la moglie hanno l’aspetto di un resoconto preciso e dettagliato, quel conversare che due compagni di vita sono abituati a fare da sempre, e che un evento seppur netto come la morte non può certo interrompere. Le incursioni nel paese “vivo” ci ricordano invece che fuori da Río Sauce esiste ancora qualcuno, che non sia Morales o l’altro protagonista – e interlocutore – indiscusso: il fiume.

Per il fiume Morales ha un indubbio rispetto, quello che è mancato da principio ai suoi compaesani. Davanti alle carcasse di animali trasportate dall’acqua e al sopraggiungere dei primi odori palustri, il vecchio non si scompone. Piuttosto, controlla il livello della massa liquida ogni giorno sui pilastri d’ingresso del cimitero, chiedendosi quando Río Sauce emergerà di nuovo. Del paese parla spesso, come si parla di un vecchio amico scomparso da tempo, navigando appena qualche metro sopra di lui. Eppure il fiume diventa ben presto la sua unica via. Ne riconosce le anse, il corso e i punti dove l’acqua prende velocità. Costruisce con agio una nuova abitudine, quella di vivere in soffitta ed entrare in casa dalla finestra.

Come spesso accade, accanto a qualche comparsa – il figlio, il Turco, un cinese senza nome – sono gli animali ad avere ruoli decisivi. In questa storia sono due: il cane Clemente e l’alligatore che abita a un certo punto una stanza al primo piano. Clemente ha l’intelligenza del compagno di viaggio ideale, l’amico concreto di cui Morales ha bisogno, proprio fino alla fine. Lo yacaré assume invece una precisa funzione di realtà, quella realtà brutale che ricorda a noi e al vecchio cosa significhi, in fondo, trovarsi in un intero paese inondato, fare i conti con chi nell’acqua ci vive davvero.

Eppure L’inondazione è tantissime altre cose. E questo non si può dire di numerosi romanzi. Fin dalle prime pagine si ha la sensazione di assistere ad altro, oltre a quello che viene raccontato, senza però riuscire ad afferrarne i contorni. L’inondazione è la storia di un uomo alla fine della sua vita, con quella testardaggine caratteristica di chi ha visto tutto e non si fa scuotere nemmeno da metri cubi di acqua in continuo movimento. Ma è anche la storia di un uomo solitario, e quindi solo. Di un uomo capace di amare il prossimo, ma forse non di dimostrarlo. Ed è la storia, appunto, di chi riesce a dire di no.