Le donne di Zerocalcare

La profezia dell’armadillo
 Zerocalcare
 Bao Publishing
2014
 144


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 Dimentica il mio nome
 Zerocalcare
 Bao Publishing
2014
240


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 Kobane Calling
 Zerocalcare
 Bao Publishing
2016
272

 

Ho fatto un “recuperone” dei fumetti di Zerocalcare in dieci giorni. Il ritardo stava cominciando a diventare imperdonabile. Quando chi ti ha insegnato a leggere la letteratura italiana contemporanea dice “non è che avete letto L’amica geniale e non Dimentica il mio nome vero?”, non resta che abbassare lo sguardo sperando in una domanda di riserva, magari su Gadda. In realtà non avevo ancora letto Zerocalcare perché non sono una grande lettrice di graphic novel in generale e quindi, semplicemente, non mi era mai venuto di prendere e cominciare. Non era certo, quindi, per una questione ideologica, che è semmai il motivo per cui non mi sono ancora decisa ad affrontare L’amica geniale.

Dopo un mese salta fuori che avremmo avuto Zerocalcare ospite per una lezione/chiacchierata. Era il momento. Mi sono imbarcata nella lettura di alcuni titoli scelti: il primo, lo “Strega” e l’ultimo – La profezia dell’armadillo, Dimentica il mio nome e Kobane Calling. Poi lui è venuto, e mi è piaciuto come mi sono piaciuti i suoi libri. Ci ha parlato del ricordo delle persone che non ci sono più, dei sensi di colpa, delle contraddizioni dell’editoria e un po’ anche di Rebibbia. Ho deciso in questa breve riflessione di sezionare trasversalmente i tre romanzi soffermandomi sui personaggi femminili, protagonisti indispensabili, e meravigliosi, delle sue storie.

Le donne di Calca’ sono donne brillanti. È vero che un po’ tutti i personaggi, al confronto con lui, risultano particolarmente svegli (tranne Secco), forse per eccesso di modestia. Ma le donne hanno un’intelligenza diversa, profonda, ancestrale, quasi connaturata al loro essere. La sensibilità di Camille, da bambina, e poi ragazzina, che affronta la vita con un sorriso intatto. L’entusiasmo di Ezel, rifugiata politica, che si porta dietro lo stesso sorriso, nonostante quello che la vita non le ha concesso. L’unicità di Mamie, una nonna che ha scelto di allontanarsi dalla convenzionalità.

La donne di Zero sono donne che amano di un amore sincero. Sono donne che si fanno in quattro per chiunque. Non solo per un figlio e un nipote – la dolcezza di Lady Cocca e di Mamie è quella che riconosciamo meglio – ma per un amico appena conosciuto e per il prossimo che ancora non conoscono. Le donne della resistenza curda sono animate da un affetto che investe al primo incontro e sembra non fermarsi mai, neppure davanti alla guerra più buia.

Le donne di Calcare sono donne forti. Forti per se stesse e forti per chi non lo è abbastanza. Sono donne indipendenti, coraggiose, capaci di tirarsi in piedi da sole dove molti non riuscirebbero più. Ma il bello è scoprire quanto la loro vitalità ispira chi gli sta intorno. In Kobane Calling è particolarmente evidente: la resistenza femminile è il modello ultimo di umanità e bastano un paio di pagine illustrate per capirlo. Eppure ho ceduto all’emozione davanti alla più tradizionale delle donne forti: la mamma. Il monte Cocca è una delle metafore più riuscite, una potenza imperturbabile e solidissima.

Ma nemmeno il monte Cocca è immune al dolore. Sì, perché le donne di Zerocalcare sono anche fragili. Lady Cocca in Dimentica il mio nome cede, e noi non siamo pronti. E vorremmo salvare Mamie quando si trova in piedi sotto la pioggia, abbandonata e distrutta. Ed è questo che rende umane queste donne. Che le rende donne riconoscibili, magari conosciute e poi dimenticate. E, uno spera, donne che potremmo diventare.