«Bisogna sconsacrare la guerra. Toglierle ogni incanto.»

Notte inquieta Book Cover Notte inquieta
Albrecht Goes
Marcos y Marcos
2011
128

 

Notte inquieta per me è stato un caldissimo pomeriggio di giugno trascorso nella piovosa e occupata Unione Sovietica del 1942. Scritto da Albrecht Goes e pubblicato in Germania nel 1950, il romanzo esce per Marcos y Marcos nel 2011 nella collana MiniMarcos, collana cui sarà dedicata una serata alla libreria Open di Milano il 29 settembre organizzata da noi studenti del Master in Editoria con il coordinamento di Marco Zapparoli.

Un pastore protestante viene chiamato ad assistere all’esecuzione di una sentenza militare a Proskurov. Arrivato alla Kommandantur ritira i documenti di imputazione del condannato e si reca in una locanda per passarli al vaglio durante la notte. Dato il sovraffollamento della locanda, nella sua stanza viene anche alloggiato un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. Il militare è in attesa della fidanzata, accorsa per trascorrere un’ultima notte insieme.

I tre brindano alla vita con una tazza di caffè mentre fuori la tempesta scuote quel che la guerra ha già lacerato. Prima dell’alba il pastore raggiunge la prigione e trascorre con il condannato la sua ultima ora. Conversano, scrivono, pregano. E il destino raggiunge tutti puntuale nel primo mattino: il condannato, il capitano e il pastore, pronto a tornare a casa.

Se la storia di Notte inquieta è tutta qua, non si può riassumere come si muovono i pensieri, del pastore e del lettore, davanti alla inevitabile tragicità che l’abitudine alla guerra porta con sé. Il pastore, grazie al ruolo di accompagnatore che è la sua professione, procede con cautela riflessiva nell’adempimento dei suoi doveri, consapevole della differenza che le parole e i gesti possono fare. Il lettore, almeno quello che sta scrivendo, si ritrova a leggere due storie: quella che racconta il pastore e quella intessuta dalle sue meditazioni, il filo dei ragionamenti di chi sa già come finirà questa guerra.

Numerosi sono i momenti del romanzo in cui una piccola conversazione disarma fino a stringerti in un angolo. C’è l’incontro con il tenente Ernst, chiamato a comandare il plotone d’esecuzione e incapace di farlo, quello con il capitano Brentano, in partenza per il fronte e consapevole di non fare ritorno. C’è l’arrivo della dolce Melanie, «era raggiante» la fidanzata del capitano, e ci sono gli ultimi attimi con Baranowski, il condannato a cui il tempo sta finendo. A unire tutti è il rispetto per la vita che la guerra tradisce, e il dolore di chi vede l’ingiustizia. Fuori la tempesta infuria. È Notte inquieta.